{"id":14300,"date":"2021-06-17T10:15:00","date_gmt":"2021-06-17T09:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.carlocarletti.com\/non-categorizzato\/fotografie-di-matrimoni-di-carlo-carletti\/"},"modified":"2023-08-24T14:35:45","modified_gmt":"2023-08-24T13:35:45","slug":"fotografie-di-matrimoni-di-carlo-carletti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carlocarletti.com\/it\/libri\/fotografie-di-matrimoni-di-carlo-carletti\/","title":{"rendered":"&#8220;Fotografie di Matrimoni&#8221;. di Carlo Carletti"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"823\" src=\"https:\/\/www.carlocarletti.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/copertina-libro-Marsilio-1024x823.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12007\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/www.carlocarletti.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/copertina-libro-Marsilio-1024x823.jpg 1024w, https:\/\/www.carlocarletti.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/copertina-libro-Marsilio-300x241.jpg 300w, https:\/\/www.carlocarletti.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/copertina-libro-Marsilio-768x617.jpg 768w, https:\/\/www.carlocarletti.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/copertina-libro-Marsilio.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n<p>Ho un\u2019idea della fotografia come di un linguaggio complesso e poco chiaro. Tale idea scorre parallela al costante rinnovamento del vocabolario delle immagini, che si nutre e si evolve con aggiornamenti quotidiani, che hanno a che fare con la cultura, con la visione e con la tecnologia contemporanee. Italo Zannier dice che la fotografia non \u00e8 una tecnica. \u00c8 un\u2019ideologia. Per Brassa\u00ef, la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare. Infine, il grande Eugene Smith diceva: \u00abUsate la verit\u00e0 come pregiudizio\u00bb.     <\/p>\n\n<p>Con queste premesse \u00e8 naturale che io abbia cominciato a guardare gli scatti di Carlo Carletti con il pregiudizio che ho sempre avuto nei confronti delle discipline di genere, convinto delle limitazioni creative che queste impongono. Poi l\u2019incontro con l\u2019autore. Le sue parole. Le motivazioni. La sua capacit\u00e0 di trasferire consapevolezza e di disegnare i contorni di un contesto diverso da quello percepito inizialmente nei confronti della fotografia di cerimonia.  <\/p>\n\n<p>\u00ab[\u2026] ho sempre avvertito \u2013 dice Carletti \u2013 una forte suggestione per i temi barthesiani del doppio spazio temporale proprio della fotografia; per mezzo della quale il passato si ripresenta in quanto \u201c\u00e8 stato\u201d, ma sempre all\u2019interno della cornice del presente. <\/p>\n\n<p>La fotografia non ricorda qualcosa ma \u00e8 in qualche indecifrabile maniera quella cosa stessa.<\/p>\n\n<p>Questo mistero della memoria presente \u00e8 indiscutibilmente ci\u00f2 che mi affascina di pi\u00f9 in fotografia e nelle fotografie. Il resto <br\/>\u00e8 comunque secondario: bello o brutto, generi, stilemi, stile\u00bb.<\/p>\n\n<p>Con queste parole, il mio pregiudizio resta sullo sfondo e queste fotografie rivelano uno sguardo capace di raccontare. Di raccogliere sentimenti sparsi. Di mettere in fila emozioni. Di restituire il senso di una e tante storie, insieme alla riflessione sulla fotografia e la sua persistente memoria. Di fatto, nel pensiero e nelle immagini di Carletti, il richiamo al concetto di reliques cui Roland Barthes riconduceva la fotografia, in quanto simbolo e segno dell\u2019inesorabile azione dissolvente del tempo, si fa evidente e ancor pi\u00f9 comprensibile all\u2019interno del suo personale contesto creativo. Il matrimonio, il giorno pi\u00f9 bello, l\u2019evento tanto sognato e sospirato nella vita di una coppia, trova in questo concetto il campo di espressione per eccellenza. Con queste premesse, infatti, il fotografo insegue i sogni e i desideri dei suoi soggetti, per metterne in scena le emozioni e i senti- menti, in un racconto unico, che va oltre la semplice documentazione.       Le scene delle sue fotografie, fatte di sguardi, pose ed espressioni, catturano momenti irripetibili, perch\u00e9 non vengano mai dimenticati e perch\u00e9 vengano custoditi nell\u2019unico luogo possibile, quello delle immagini, in cui i segni del tempo si fanno indelebili e duraturi. In questo senso, le fotografie di Carletti riescono a esprimere il ricordo, in una sequenza narrativa in cui la ricerca dall\u2019autore si muove tra i desideri di rappresentazione dei soggetti stessi. <\/p>\n\n<p>Ecco allora che la poetica della messa in scena fotografica si apre al concetto di candid: un approccio, uno stile e insieme una ricerca che va a fondo nei sentimenti dei soggetti rappresentati per tradurne le espressioni pi\u00f9 pure e profonde. La consapevolezza dello sguardo dietro l\u2019obiettivo svela allora la complicit\u00e0 di un\u2019azione condivisa, non solo dal fotografo ma anche dai protagonisti della scena, attraverso un processo emotivo che trova nella fotografia il pi\u00f9 spontaneo strumento espressivo. <\/p>\n\n<p>Quello che pi\u00f9 mi interessa nella fotografia di Carletti \u00e8 proprio la consapevolezza della visione: ci\u00f2 rende il fotografo un autore nel mondo della fotografia, e nello specifico, della fotografia di cerimonia.<\/p>\n\n<p>Il suo stile non \u00e8 n\u00e9 statico n\u00e9 standardizzato, bens\u00ec narrativo ed espressivo, complice di una bellezza che si nasconde nella naturalezza delle pose e nella spontaneit\u00e0 delle azioni. Scatto dopo scatto, la sequenza delle immagini di Carletti immortala un presente nell\u2019atto stesso in cui diventa passato. Tutto ci\u00f2 rende al fotografo l\u2019ispirazione irrinunciabile per la costruzione di scenografie e soluzioni compositive di grande effetto, dove i soggetti si muovono leggeri e desiderosi di lascia- re dietro di s\u00e9 le tracce immemorabili di quel momento cos\u00ec magico.  <\/p>\n\n<p>Lo stesso Carletti, alla fine della sua riflessione, mette in evidenza lo stretto rapporto tra realt\u00e0 e rappresentazione che in fotografia trova lo spazio per generare contesti nuovi e immaginari, sullo sfondo di una memoria ricercata e di un vivido presente:<\/p>\n\n<p>\u00abSe non riprogrammassi mentalmente quest\u2019effetto postumo con il miglior risultato immaginario possibile nelle fotografie che scatto non mi importerebbe niente della fotografia stessa\u00bb.<\/p>\n\n<p>Nelle parole di Carletti ho ritrovato la poetica delle immagini alla base di ogni racconto, che fonda la sua natura nell\u2019ambiguit\u00e0 e nella specificit\u00e0 del mezzo fotografico.<\/p>\n\n<p>In fondo, la chiave di lettura dell\u2019invenzione meravigliosa \u00e8 sempre stata nell\u2019interpretazione della realt\u00e0. Ci\u00f2 ha consentito la potenza poliedrica del suo stesso linguaggio, che pu\u00f2 ritrarre un\u2019essenza interiore, un sentimento e un\u2019emozione solo con la volont\u00e0 consapevole di generare immagini non speculari, in cui l\u2019oggetto della visione possa identificarsi, artefice come il fotografo dell\u2019atto creativo.<br\/>Denis Curti<\/p>\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho un\u2019idea della fotografia come di un linguaggio complesso e poco chiaro. Tale idea scorre parallela al costante rinnovamento del vocabolario delle immagini, che si nutre e si evolve con aggiornamenti quotidiani, che hanno a che fare con la cultura, con la visione e con la tecnologia contemporanee. 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