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Recensioni della Fotografia per Martimonio di Carlo Carletti

“Quello che più mi interessa nella fotografia di Carletti è proprio la consapevolezza della visione: ciò rende il fotografo un autore nel mondo della fotografia, e nello specifico, della fotografia di cerimonia.”

Denis Curti,
photography critic and curator  

“..sfogliando il libro appena uscito del fotografo senese Carlo Carletti Fotografie di Matrimoni (Marsilio, a cura di Denis Curti) mi si è aperto un mondo che non conoscevo….”

Maria Pia Pozzato,
semiotician and writer

Carlo Carletti, che ai matrimoni dedica un’attenzione rigorosamente professionale. E con incredibile abilità evita le trappole del prevedibile e realizza immagini che sono “vere fotografie“, capaci di fermare l’emozione ma anche di diventare la memoria privata degli sposi…”

Giovanna Calvenzi,
photo editor

“Un piccolo libro per un grande autore. Lui è Carlo Carletti, mi sbilancio ad affermare che si tratta del più grande fotografo matrimonialista italiano.”

Barbara Silbe,
editor and blogger

Per la seconda volta in tre anni l’italiano Carlo Carletti è stato premiato con il prestigioso titolo di Fotografo dell’Anno da WPJA (Wedding Photojournalist Association). Carlo è il primo ad aver vinto il titolo due volte, la prima nel 2006…

Lorna Gentry / For the Wedding Photojournalist Association.
March 2010.

“Un appassionato narratore di storie: favole romantiche, senza tempo, in cui il contesto gioca un ruolo fondamentale per raccontare la storia”

JM – Just Married,
international magazine devoted to the luxury wedding

“..quell’immagine senza tempo che ci riporta ai grandi di ieri e oggi, ai quali anche il nostro appartiene.”

Mosè Franchi,
photography journalist

Denis Curti presenta la mia mostra fotografica alla galleria Still di Milano. La mostra raccoglie una selezione delle mie fotografie di matrimonio dal lavoro degli ultimi anni. È stato un evento molto importante nella mia carriera di fotografo. La fotografia di matrimonio è riconosciuta come un genere di punta nella fotografia.

Carlo Carletti Photo Exhibition at STIIL gallery, Milan. Introduction by the curator Denis Curti

The Couple - review by Mosè Franchi

Ci sono istanti che solo una fotografia può significare: il ricordo, da solo, non basterebbe. Carlo Carletti, fotografo italiano di matrimoni, ce ne offre un esempio lampante nell’immagine che vediamo. C’è una pausa, nella vita dei due, forse un’attesa. Non importa: è tempo di pensare a se stessi, di godere del momento. La cornice della finestra taglia la scena e guida lo sguardo (bella la composizione). La maniglia sulla destra quasi ci dice che siamo stati noi ad aprire l’inquadratura sui due. Entrambi sono assorti nei loro pensieri. Lui guarda il telefonino (con discrezione), lei altrove. Ne nasce una simmetria (alto – basso) che esalta l’immagine e che trova il proprio suffragio nel riflesso sul vetro. La donna, pare dirci l’immagine, guarda più lontano: oltre l’istante, al di là del momento, magari ripercorrendo ricordi e ambizioni di antica memoria. Oggi c’è tutto, è successo tutto: per loro e anche per altri. E’ uno di quei giorni che vale la pena vivere a fondo, senza tralasciare nulla: anche Positano, che, di sfondo, si lascia riconoscere connotando il contenuto del tutto.

Carlo Carletti, fotografo di matrimoni, italiano, toscano per giunta, dimostra qui il proprio retaggio culturale. L’Italia è fatta, da sempre, da porte che si aprono su storie senza fine; dentro: cortili, bambini, litigi, urla, gioie e amori; vita che solo la curiosità può dipanare, unicamente l’interesse. Carlo apre i battenti alle storie che servono, quelle che si affiancano ai momenti di un grande giorno. La sua è un’indagine incessante, nata (forse) in uno dei tanti cortili che tornavano in vita allo sbattere di un’imposta, con un colpo di vento. Bastava un’occhiata: il resto veniva da sé.

Tribute to Gianni Berengo Gardin - review by Mosè Franchi

Carlo Carletti, fotografo italiano di matrimoni, migra a Venezia; rendendo omaggio a un grande fotografo: Gianni Berengo Gardin. Quando si parla di quest’ultimo, i riferimenti cadono sui suoi lavori più importanti; tra questi, i vaporetti appunto, simbolo di una laguna che si muove al pari di altre città, anche se sull’acqua.

Non è facile ripercorrere strade che furono di altri, ma Carletti lo fa con agilità: senza far sì che il suo lavoro inciampi in un “già visto” imitato con replica. Siamo su un vaporetto, è vero; c’è un bacio, lo vediamo; eppure il teatro dell’immagine vive di una singolarità tutta sua, dove il gesto degli sposi abita nel completo disinteresse degli altri personaggi, che pure fanno altro. Il ruolo di chi legge il giornale è essenziale, perché anche lui sta compiendo un’azione, se pure distante da quella (affettiva) della coppia. Lo stesso può dirsi dell’individuo vicino al finestrino (straordinaria la somiglianza con Berengo: quasi un cameo); non guarda semplicemente fuori, ma si sistema il cappello.

Con questo scatto Carletti mette la firma su un ottimo lavoro di reportage, siglando da par suo un mondo che riesce a vedere fotograficamente e che traduce senza fatica. I due sposi vivono in un ambito che il nostro aveva già conosciuto, capito, forse anche interpretato; così sono entrati in scena senza farsi largo, ma ponendosi di fianco a un mondo che già stava divenendo, pure senza di loro. La coppia non sta “posando” in un contesto caratteristico; ha altresì trovato un posto che era già suo e che la stava aspettando.

The other stage - review by Mosè Franchi

La luce è molto, o forse tutto. Carlo Carletti, fotografo di matrimoni, ne è padrone, interpretando un momento che anticipa ciò che sarà. Un altro palcoscenico aspetta i soggetti di quest’immagine e ognuno ne pare essere consapevole: la sposa, riflessiva e felice; l’invitata sulla sinistra, che fissa l’ospite di fronte; e pure quest’ultima, che chiude il reticolo degli sguardi. Perfino l’uomo solo, a destra, non è avulso a tutto ciò: osserva la scena da par suo, testimone anche lui di una chiamata suprema e imminente, quella della vita.

La luce, sempre lei, arriva dallo sfondo: scontorna, accarezza, illumina e crea pulsione; ma allarga anche la visuale dello spettatore, che cerca una risposta a un istante che pare non finire mai. Forse si aprirà una porta, dietro la quinta; e una voce scandirà decisa dei nomi. I personaggi si alzeranno, accompagnandosi con lo sguardo: uno a uno. Continuerà così la loro storia.

La forza dell’immagine sta comunque nell’attesa, in quel tempo che non puoi misurare e che s’ingigantisce ogni minuto. Ne godono tutte le parentesi importanti della vita, quasi a indicare che un’ ultima riflessione è importante: non per decidere, ma al fine di avvalorare, una volta di più, quanto sta accadendo.

The eternal instant - review by Mosè Franchi

Ci sono istanti che paiono durare a lungo: accade nella vita, più spesso di fronte a una fotografia. Carlo Carletti, fotografo italiano di matrimoni, ce ne propone tanti, tutti legati dallo stesso stile: un attimo creato che pare fermarsi di più; non nel tempo, ma nei pensieri di chi guarda. Ci viene da chiedere come ciò possa accadere, senza considerare che spesso cercare la regola significa irrigidire (troppo) contenuti ed emozioni. Del resto Carletti non scatta utilizzando dei dettami stretti, piuttosto isola istanti da un divenire continuo, interpretando e narrando, regalando la propria soggettività dove luce e composizione s’incontrano magicamente.

Nell’immagine qui sopra, il soggetto è la mano della sposa, forse la sua schiena levigata e scolpita come fosse del Canova; ma è la luce a guidare: tra un gesto che si palesa e un accadimento là, dietro la porta. L’immagine emerge dall’ombra e vive di contrasti, ben equilibrati però, tutti leggibili: il nero salda i nostri pensieri, il bianco oltre la cornice li guida altrove, più lontano. Fuori è una bella giornata di sole e alla sposa non resta che quell’ultimo gesto: elegante, misterioso, forse superfluo. “Di là mi aspettano”, pare dire a se stessa. “Sono tutti qui per me”.

Bride's smile - review by Mosè Franchi

Carlo Carletti, fotografo di matrimoni, questa volta gioca con le simmetrie, e anche con le allusioni. L’abbandono della sposa è protetto dai due tavoli. La luce dall’alto restituisce valore a una composizione formale impeccabile. Il soggetto recita a monologo e il suo sorriso vive da solo, nel nulla; il quadro alle spalle fa da contrappunto alla scena: drammatico, ma assonante; diverso, eppure coerente.

Tutti veniamo rapiti, almeno una volta nella vita. Ce ne accorgiamo dopo, quando la consapevolezza esalta la felicità di averlo capito. La storia della vita si compone di decisioni, che spesso sono indotte dai fatti e dalle circostanze contingenti. E’ lì che veniamo rapiti e il più delle volte è bello che ciò avvenga. Dopo? Non resta che buttarsi all’indietro, a ridere di noi: compiacenti dell’accaduto; anche quando è il momento a catturarci, quello della fotografia.

Ci sono più istanti, in quest’immagine; che si susseguono a vicenda: quello “storico” a contraltare, un altro a sublimare l’accaduto e quello che ancora deve palesarsi. Perché le simmetrie sono fatte per scompaginarsi, dove il gioco delle scelte continua a dipanarsi tra decisioni e regole di vita.

C’è tutta la tradizione italiana, nella fotografia di Carlo Carletti; ed è quella di un neo realismo imponente. Nell’immagine si respira l’atmosfera dei film di Visconti, dove vecchio e nuovo vivono insieme e contrapposti. Storia e accadimento (realismo e neorealismo) vanno a braccetto, questa volta senza critiche o commenti, eliminando inutili orpelli di contorno. Ciò che si vede è un divenire unico, senza soluzione di continuità: non c’è bene, né male; traspare invece una felicità unica, senza tempo.

Maria Pia Pozzato

La fotografia di matrimonio come nuovo genere artistico.

È noto, per lo meno da che la pop art ha fatto il suo ingresso nel mondo contemporaneo, che un barattolo di zuppa o la foto imbrattata di colore di una diva possono essere arte. Non è quindi la nobiltà del soggetto a decretare il carattere artistico dell’opera, né l’abilità sublime d’esecuzione, né l’originalità delle forme se, proprio in questi giorni, il Balloon Dog (Grange) di Jeff Koons è stato battuto da Christie’s per 58,4 milioni di dollari nonostante la sua forma (pur nei ragguardevoli quattro meri d’altezza) sia analoga a quella che chiunque di noi otterrebbe facilmente strozzando in più punti un palloncino gonfiabile. Tuttavia, a dispetto di questa disinvoltura nell’attribuire carattere artistico a questo o quel manufatto, pare resistere un incrollabile pregiudizio riguardo la foto di matrimonio. Si concede al massimo lo statuto di onesto professionista a chi ritrae spose troppo truccate, parenti istoriati come cofanetti Sperlari, bambine in scarpe di vernice e locations da sogno come ville Venete mal riscaldate, ristoranti ricavati nelle stalle di castelli, catering estivi in isole lagunari dove le zanzare attaccano i commensali come stormi della RAF. Insomma il Signor Fotografo, chiamato a immortalare l’evento, sembra destinato a non lasciare altra traccia di sé se non l’album écru dove verranno raccolti i suoi scatti migliori. Invece, sfogliando il libro appena uscito del fotografo senese Carlo Carletti Fotografie di matrimoni (Marsilio, a cura di Denis Curti) mi si è aperto un mondo che non conoscevo e che forse pochi conoscono: quello della foto di matrimonio autoriale, che vanta associazioni, premi internazionali e una folta schiera di adepti spesso bravissimi, come Carletti, appunto. Se si visitano i numerosi siti dedicati (per esempio http:/ /alessandropischedda.wordpress.com/20 13/03/26/top-1 0-fotografi-dimatrimonio-americani/), si trovano nomi come quelli di Morgan Lynn Razi, Matt Miller, Ryan Brenizer, Samm Blake, Ryan Joseph, Emin Kuliyev, Ashley and Jeremy Parsons, Sean FlaniganTodd Hunter McGaw, Tyler Wirken, ecc., dietro ciascuno dei quali si annida un portfolio fantastico di scatti molto belli, tutti colti durante cerimonie e feste di nozze. Nel mio caso, l’ignoranza è ancora più colpevole dato che ho studiato recentemente proprio delle foto di matrimonio, anche se la mia indagine verteva soprattutto sul trentennio 1960-1980 e su un corpus limitato di foto di matrimonio scattate in quegli anni a Bologna (“Le foto di matrimonio. Analisi di una trasformazione estetica e sociale a partire dagli anni Sessanta.”, in Foto di matrimonio e altri saggi, Bompiani, 2012). La mia analisi aveva messo in luce non tanto l’artisticità della foto di matrimonio quanto il passaggio, a cavallo degli anni Settanta, a una estetizzazione del matrimonio. Quest’ultimo, da festa famigliare e domestica, cominciava a diventare una sorta di evento teatrale; le persone non erano più sprovvedute davanti alla macchina fotografica ma si mettevano in posa sempre più sapientemente, in base a modelli di varia ispirazione. Insomma dalla foto di matrimonio come “rappresentazione della stirpe” (Pierre Bourdieu, La fotografia. Usi e funzioni sociali di un’arte media, Guaraldi, 2004)  si era passati alla foto che immortala un evento totalmente fantastico, extraquotidiano, che proietta tutti, e soprattutto la sposa, in un modo ispirato al teatro, al cinema, ai matrimoni da rotocalco. Il processo prosegue e approda alla “carnevalizzazione” odierna del matrimonio, dove ciò che conta è l ‘happening in sé, da fotografare illimitatamente con le macchina digitali e da commentare i giorni seguenti sui social networks. In questo scenario fantasmagorico e Kitsch (molto più complesso di come possa apparire in questo riassunto), non rientrava in nessun modo la foto artistica di matrimonio, che invece, come si diceva, è emersa negli ultimi anni, soprattutto nei matrimoni più upperclass. Come dice Denis Curti nella sua interessante introduzione al libro di Carletti, va sottolineato, di questo autore, l’atto estetico che sta alla base delle sue intenzioni e che supera la pura espressione dei sentimenti, o il semplice intento di fissazione della memoria di un evento. Forse anche in alcune delle feste di matrimonio da cui sono state tratte le foto di Carletti ci saranno stati talvolta comportamenti o ambientazioni sopra le righe, spose ispirate più da Vanity Fair che non dalle foto delle nonne. Ma l’opera di Carletti non è mai finalizzata, come per esempio quella di alcuni fotografi americani, a un’etnografia realistica e impietosa; , per rimanere nel genere “foto artistiche di matrimonio”, a una documentazione della valenza festaiola ed erotizzata del matrimonio contemporaneo.

Carletti conserva uno sguardo più europeo, calibrato, introspettivo, vorrei dire. Ci sono foto come Siena 2008 dove compaiono elementi molti eterogenei: cosa c’è di più prosaico di una estetista che regola le sopracciglia di una sposa in canottiera? Ma, in primissimo piano, questo neorealismo viene calibrato dalla piccola damigella con le braccia incrociate: pudore dell’immaginazione infantile riguardo la scena tutta futura e quasi dolorosa di un futuro dai contorni ancora troppo sconosciuti. 

In semiotica questo tipo di foto si definisce “mitica” e viene contrapposta alla foto cosiddetta “referenziale”, che pretende di essere testimonianza della realtà (cfr. Jean-Marie Floch, Forme del! ‘impronta. Cinque fotografie di Brandt, Cartier-Bresson, Doinseau, Stieglitz, Strand, Meltemi, 2003). La foto “mitica” dichiara invece la sua natura costruttiva, di discorso sulla realtà. Siena 2008 tesse, attraverso una bella immagine in bianco e nero, un discorso estremamente complesso, sull’intreccio fra realtà e immaginario nella vita di una donna in tutte le fasi della sua vita. Questo discorso, tenuto nel linguaggio fotografico, è fatto di figure ma anche di ritmi, di inquadratura, di composizione, di chiaroscuri: il significato della foto non sarebbe lo stesso se la bambina non fosse così in primo piano mettendo in ombra, cioè in secondo piano d’importanza, la figura prosaica della sposa; il significato della foto non sarebbe lo stesso se l’inquadratura non fosse obliqua, rinforzando l’idea dinamica dei diversi cicli della vita. Infine, anche le nostre conoscenze iconografiche (magari richiamate solo inconsciamente) influiscono sulla nostra lettura dell’immagine: se il gesto della piccola fosse meno virginale e meno simile a quello di tante madonne nell’atto di accogliere l’annuncio dell’arcangelo, non avremmo quel potente effetto di senso di timore e di pudore.

Quasi tutte le immagini di Carletti raccolte in questo libro sono ricche, con un contenuto complesso veicolato da organizzazioni formali e compositive precise. Vi sono anche citazioni tutte interne alla grande fotografia d’autore contemporanea, che Carletti manifestamente conosce molto bene. Per questo è senz ‘altro riduttivo elencare i temi ricorrenti nella raccolta, così come risultano da una mia personale interpretazione. E tuttavia penso possa essere utile farlo, per dare un’idea dello stile di questo fotografo.

l) La preparazione della sposa, ispirata a una poetica del retroscena. Il matrimonio è una grande ribalta spettacolare e quindi prevede un “dietro le quinte”, soprattutto per quanto riguarda la messa a punto della sua indiscussa protagonista:

2) Il ritiro della sposa, o della coppia, in una dimensione momentanea, privata, di riflessione e raccoglimento. Questo tema è ispirato da una poetica del! ‘interiorità, e qui l’opposizione è piuttosto fra il lato esibito e il lato intimo dell’avvenimento:

3) Limmersione dell evento-matrimonio nello scenario urbano, con un contrasto (che è anche conciliazione) fra evento privato e sfondo collettivo. La vita della città continua a scorrere indifferente nel grande giorno degli sposi, ma viene annodata ad esso proprio dall’atto fotografico:

4) Il tema della collettività festosa, nel suoi momenti dionisiaci, che collega tradizionalmente il matrimonio all’autocelebrazione del gruppo. Qui torna un motivo molto tradizionale, che esalta una valenza antropologica della festa di nozze (il banchetto come rito propiziatorio della fertilità):

5) Il divertissement, come l’attimo in cui succede qualcosa di buffo e inaspettato, che rompe l ufficialità della festa:

6) L’esaltazione della valenza estetica della sposa che si fa lei stessa monumento, inserita in un contesto architettonico di enorme fascino:

7) L’infanzia, colta nella sua estraneità partecipe, “sguardo altro” su un evento di cui non coglie appieno il significato ma solo la valenza gioiosa e festiva:

8) Il gioco dei punti di vista. Raramente Carletti predilige, almeno in questa raccolta di fotografie, un punto di vista televisivo, ravvicinato, indagatorio. Spesso il soggetto, al contrario, è rappresentato in un gioco di riflessi, diaframmi e intercapedini che ne rendono difficoltosa la lettura:

o da un’altezza e da una distanza tali da rimpicciolire l’evento per consegnarlo a una dimensione cosmica. È come se qui l’artista volesse trasporre il giorno delle nozze, nella sua eccezionalità gioiosa, su una scala diversa, con una poetica che definirei della relatività e caducità delle vicende umane:

Il punto di vista prediletto da Carletti in questo caso è discreto, critico nel senso filosofico del termine, di filosofia cioè del limite, in quanto tende a limitare ovvero a circoscrivere le possibilità della conoscenza. L’occasione festosa per eccellenza, quella in cui oggi è tutto permesso, oltre ogni limite (a volte anche del buon gusto), è ritratta invece con una sensibilità che la restituisce alla sua natura di fatto umano singolare, extraquotidiano, legato al presente ma anche al futuro e all’eternità della specie. Se letto in questa chiave, un repertorio fotografico come quello di Carlo Carletti restituisce dignità e durabilità, se non altro estetica, a un evento, quello del matrimonio, oggi troppo spesso ridotto a uno spettacolo di serie b, con invitate velinizzate, spose pornosoft e frenesie da raveparty formato famiglia.

Maria Pia Pozzato

Introduction and critical review of my photo exhibition at Spazio Tadini, Milano by Federicapaola Capecchi

Carlo Carletti is the creator of a new style that goes beyond the gender itself, the gender rules, and the same power of images. Its sensitivity can capture the feelings, landscapes, faces, as well as to document the transformations as a poetic metaphor for the beauty of the world and of human lives. Making often epic narrative.
Much has been written of him. Maria Pia Pozzato in “The wedding photography as a new artistic genre,” noted about Carlo Carletti “the aesthetic act that is the basis of his intentions and that goes beyond the mere expression of feelings, or the memory of an event simple fixation intent . […] “ and makes it a fascinating aesthetic and semiotic analysis. Denis Curti claims that Carlo Carletti has “a view capable of telling. Collect scattered feelings. To describe emotions. To return the sense of alot of stories, together with reflection on photography and its persistent memory.
In fact, in thought and in Carletti images, the connotation of which Roland Barthes calls
reliques , as a symbol and sign of the inexorable dissolving action of the time, it makes even more obvious and understandable within his creative point of view. […] ”
This exhibition celebrates one of the first to turn the wedding photography in a research of an author, its narrative choices, reportage and artistic experimentation, his particular language, creative

and intimate at the same time, suitable to rise to a co-starring role in searches as an author.
It underlines the result of his approach a a pure observer / witness to the event, so much so that he does not want to meet the couple before the big day. Do not know about them, their history, relatives etc. makes his vision curious when shooting.

Just to highlight the skill of Carlo Carletti as wedding photographer to know and translate time and narrative moments , two concepts are important. These concepts come from philosophers, especially to Paul Ricoeur and Aristotle, and these concepts are closely related to humans, as well as reportage.
There is a narrative temporality in the wedding photographs of Carlo Carletti that makes the story <the guardian of time> would say Paul Ricoeur. His photographic language, rich of shots, angles, rhythm, close up and distance, shadows and chiaroscuro, with points of view as games, makes exactly what Ricoeur theorizes: preparing to tell a story, placed on trial – shot after shot – a tangle of facts and events in the form of storytelling, he ”figures” the time in which these events take place as a time of an end and intention, as a time for practice and projects…..
In other words he is telling the time as human time.

So his story becomes <the keeper of time> without being in conflict with the dissolving action mentioned by Denis Curti.
Carlo Carletti’s wedding photos, the curiosity and the thrill of the unpredictability with which he likes to look, eye and lens, move right in the ontology of the story and in the story as the creator of the sense. In each of his wedding photographies showed in this exhibition time and narrative are part and founding rhythm, much as the use of a black and white that sometimes plays with the contrast of light to draw compositions with highly suggestive atmosphere.

Even trivial objects become fascinating spaces that seem to emerge from silence, losing their material essence and changing in notes of the music of the feelings, of the relationship between people, between people and place, of the landscape and its psychological impact, of the different views.

They come together in a narrative approach, photojournalistic, of anthropological observation also, playing with time and narrative as forms of meaning.

Kant would say forms of the inner sense but I like to think to the sense of identity, even of the told story .
The same human identity, individual or collective, if we think about it is an identity narrative. Perhaps

it is for this reason that the time of the story can be interpreted as authentically human time.
And truly human is the story of Carlo Carletti, his images, always perfect, the result of a unique creation, a lively intelligence, able to recognize and give for each wedding photograph an elaborate and compelling story, even in the difficulties inherent in the private sphere – the silent conversations, the looks, the atmosphere -.

The 29 wedding photographs in the exhibition, in a continuum of time and narrative, also mark an intriguing game between reality and representation, as well as the relationship between the author and his vision. The photograph thus becomes also a place where knowledge and experience intertwine art, film, literature, the environment, the view, the experimentation, the art photography, the flow of life.

I do not forget the technique, but in this exhibition the focus is more to the story, and the narrative reportage of events. To the time and the story of photography. The uniqueness of the style of Carlo Carletti is in free flow around the art of the moment, which makes it a powerful and fascinating visual language, curious in showing originality or even quirks and oddities, roots, or avant-garde or tradition.

A personal creative vision that sometimes elevates intense portraits, subjects and situations to an epic

dimension, without losing spontaneity and attraction.
Landscapes, people, spaces, objects become language of documentation that interpretation makes narration, narrative, poetry. Epic.

In Aristotle’s narrative sense.
Aristotle said that a good epic narrative (as exemplified by the Homeric poems) is a “whole” made possible by the time
that narration have , by the form of historical treatment, by the action of the actors that determine the plot narrative and organize the events.
So Carlo Carletti – facing important phenomena such as human relations, ritual, society, religions, cultures – as in Greek tragedy he is set in a representation included in a single day, where the concatenation of time may result in the concentration of the protagonists and of the story. He is in front of a “whole”, a total and complete action, which has a beginning, a means and an end of which Carlo Carletti became a sort of view capable of telling a wedding story and its meaning. So the community of “Florence and Venice in 2015,” some Jewish weddings by Carlo Carletti, the “monument Bride” Castelfiorentino 2013, the childhood of “Fiesole 2015 – Ravello 2014- Seggiano 2015”, the subjects of Villa D’este 2015 – between reflections and diaphragms – Sovicille,

and Spilamberto between shadows and darkness games and, life, glimpses of faces, conversations, profiles and shadows make content
and sense of identity and stories.

Carlo Carletti also appears to be careful not to show only “what goes into the frame”, but also to all that our imagination can insert into the narrative and moments of sharing full of humanity. Carlo Carletti as wedding photographer , with his vision and style, can think the time and reveal its aporias by comparison with the poetry of the narration. Through the mediation of the story (mythos), the living present tense between the close of the past and the imminence of the future, seems to show as it is not possible thought time unless told.

In a wedding he returns, from a critical / philosophical point of view, to a festive occasion unfortunately often stereotyped and teeming with sentimentality cuts, his true nature and dignity as unique human ritual, connected to humanity and its evolution. A photograph that wants to show the emotional aspects of existence, the community as the individual;It reveals like an important form of neo-realism – new customs and traditions, multiculturalism, new couples “mixed”, homosexual unions, the family portraits in the change of the family today, sociability in the tradition and celebration, extended families,

innovation, conservation
-.
A wedding photograph that enhances the reportage, portraiture, fine art photography. It is rare, if not nonexistent, to see the wedding photographs in important exhibitions.I hope this exhibition on wedding photography by Carlo Carletti can corroborate even more the reason that this kind of wedding photography is an important language that requires a great art and fine skills, even more so today with countless and continuous social changes; to show how the wedding photography has artistic integrity, private and social.

Federicapaola Capecchi

Presentation of my Wedding Photography Book in Milan, November 2013

È stato un piacere essere a Milano nel tempio della fotografia per presentare il mio libro a Novembre. Come ho avuto modo di dire molte volte nelle ultime settimane, non avrei mai pensato di raggiungere questo prestigioso traguardo come fotografo di matrimoni professionista!

Il mio libro è la raccolta delle foto di matrimonio più espressive e creative che ho scattato durante la mia carriera. Il fatto che il mio lavoro sia stato accettato e presentato da FORMA è un risultato significativo accanto ai due premi WPJA (2006 e 2009).