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FOTOGRAFIE DI MATRIMONI

© Carlo Carletti 2013 â€“  All Rights Reserved – Photo Book published by Marsilio Editori

Ho unʼidea della fotografia come di un linguaggio complesso e poco chiaro. Tale idea scorre parallela al costante rinnovamento del vocabolario delle immagini, che si nutre e si evolve con aggiornamenti quotidiani, che hanno a che fare con la cultura, con la visione e con la tecnologia contemporanee. Italo Zannier dice che la fotografia non è una tecnica. È unʼideologia. Per Brassaï, la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare. Infine, il grande Eugene Smith diceva: «Usate la verità come pregiudizio».

Con queste premesse è naturale che io abbia cominciato a guardare gli scatti di Carlo Carletti con il pregiudizio che ho sempre avuto nei confronti delle discipline di genere, convinto delle limitazioni creative che queste impongono. Poi lʼincontro con lʼautore. Le sue parole. Le motivazioni. La sua capacità di trasferire consapevolezza e di disegnare i contorni di un contesto diverso da quello percepito inizialmente nei confronti della fotografia di cerimonia.

«[…] ho sempre avvertito – dice Carletti – una forte suggestione per i temi cartesiani del doppio spazio temporale proprio della fotografia; per mezzo della quale il passato si ripresenta in quanto “è stato”, ma sempre allʼinterno della cornice del presente. La fotografia non ricorda qualcosa ma è in qualche indecifrabile maniera quella cosa stessa. Questo mistero della memoria presente è indiscutibilmente ciò che mi affascina di più in fotografia e nelle fotografie. Il resto è comunque secondario: bello o brutto, generi, stilemi, stile».

Con queste parole, il mio pregiudizio resta sullo sfondo e queste fotografie rivelano uno sguardo capace di raccontare. Di raccogliere sentimenti sparsi. Di mettere in fila emozioni. Di restituire il senso di una e tante storie, insieme alla riflessione sulla fotografia e la sua persistente memoria. Di fatto, nel pensiero e nelle immagini di Carletti, il richiamo al concetto di reliques cui Roland Barthes riconduceva la fotografia, in quanto simbolo e segno dellʼinesorabile azione dissolvente del tempo, si fa evidente e ancor più comprensibile allʼinterno del suo personale contesto creativo. Il matrimonio, il giorno più bello, lʼevento tanto sognato e sospirato nella vita di una coppia, trova in questo concetto il campo di espressione per eccellenza. Con queste premesse, infatti, il fotografo insegue i sogni e i desideri dei suoi soggetti, per metterne in scena le emozioni e i sentimenti, in un racconto unico, che va oltre la semplice documentazione. Le scene delle sue fotografie, fatte di sguardi, pose ed espressioni, catturano momenti irripetibili, perché non vengano mai dimenticati e perché vengano custoditi nellʼunico luogo possibile, quello delle immagini, in cui i segni del tempo si fanno indelebili e duraturi. In questo senso, le fotografie di Carletti riescono a esprimere il ricordo, in una sequenza narrativa in cui la ricerca dallʼautore si muove tra i desideri di rappresentazione dei soggetti stessi.

Ecco allora che la poetica della messa in scena fotografica si apre al concetto di candid: un approccio, uno stile e insieme una ricerca che va a fondo nei sentimenti dei soggetti rappresentati per tradurne le espressioni più pure e profonde. La consapevolezza dello sguardo dietro lʼobiettivo svela allora la complicità di unʼazione condivisa, non solo dal fotografo ma anche dai protagonisti della scena, attraverso un processo emotivo che trova nella fotografia il più spontaneo strumento espressivo.

Quello che più mi interessa nella fotografia di Carletti è proprio la consapevolezza della visione: ciò rende il fotografo un autore nel mondo della fotografia, e nello specifico, della fotografia di cerimonia.
Il suo stile non è né statico né standardizzato, bensì narrativo ed espressivo, complice di una bellezza che si nasconde nella naturalezza delle pose e nella spontaneità delle azioni. Scatto dopo scatto, la sequenza delle immagini di Carletti immortala un presente nellʼatto stesso in cui diventa passato. Tutto ciò rende al fotografo lʼispirazione irrinunciabile per la costruzione di scenografie e soluzioni compositive di grande effetto, dove i soggetti si muovono leggeri e desiderosi di lasciare dietro di sé le tracce immemorabili di quel momento così magico.

Lo stesso Carletti, alla fine della sua riflessione, mette in evidenza lo stretto rapporto tra realtà e rappresentazione che in fotografia trova lo spazio per generare contesti nuovi e immaginari, sullo sfondo di una memoria ricercata e di un vivido presente: «Se non riprogrammassi mentalmente quest›effetto postumo con il miglior risultato immaginario possibile nelle fotografie che scatto non mi importerebbe niente della fotografia stessa».
Nelle parole di Carletti ho ritrovato la poetica delle immagini alla base di ogni racconto, che fonda la sua natura nellʼambiguità e nella specificità del mezzo fotografico.

In fondo, la chiave di lettura dellʼinvenzione meravigliosa è sempre stata nellʼinterpretazione della realtà. Ciò ha consentito la potenza poliedrica del suo stesso linguaggio, che può ritrarre unʼessenza interiore, un sentimento e unʼemozione solo con la volontà consapevole di generare immagini non speculari, in cui lʼoggetto della visione possa identificarsi, artefice come il fotografo dellʼatto creativo.

LA LUCE CHIUSA

© Carlo Carletti 1998 –  All Rights Reserved – Photo Book

“This collection of photographs of Siena, dedicated to her entrances, those wide portals where horse and carriage once stopped, inevitably recall the colors of Siena: black and white. They are the basic colors of human nature: hope and suffering, apertures of light leading to darkness and infinity. The light comes from above – skylights filter it down from the uppermost floors to the bottom of stairwells – the darkness has the color of the night, leaving in shadow sections of passageways, transitions from one floor to another…..”

Mario Verdone

MAREMMA

© Carlo Carletti 2002 –  All Rights Reserved – Photo Book

“When Guido Piovene came to Italy at the end of the 1950s, he was really astonished to see how much had already disappeared in the Maremma: the malarial rivers of the marshes populated by many untypical birds, the spectral appearing of cowboys, the wild herds held off by soft long-haired sheepdogs, which “often live, by contrast, where man is poor”.
Therefore, some of the most celebrated stereotypes of the Maremma were, already in those years, nothing more than a memory….”

Carlo Nepi

VICINI PAESAGGI

© Carlo Carletti | Carlo Vigni  2001 – All Rights Reserved – Photo Book

Vicini Paesaggi is a collection of photos of an area in the southern part of the province of Siena, the Crete Senesi, moon-like landscapes of bare clay hills and small woods and shrubs, divided by deep cracks where flowering bushes spring up. The Crete Senesi change their aspect according to the wheat seasons: they are green in December, yellow in summer and in autumn the ploughing makes them grey. The intense unreal atmosphere of this moon landscape recalls an inner state, like a mirror it suggests the metaphysical and elusive element of what it physically reflects.

TERRA AGRA

© Carlo Carletti 2000 – All Rights Reserved – Photo Book

“There was once a time when the mere mention of the word “Maremma” conjured up the raw image of a harsh and inhospitable landscape: it was the Maremma of Salvatore Rosa who, at Monterufoli in the summer of  1650, painted his solitary “Democritus Meditating”. A real and inaccessible land which called for devotion and silent perseverance, capable of  producing a coarse range of feelings distilled into irrevocable passions: “… the difficult trials and the sweat / the hunts and the perilous windings …” Fierceness, simplicity.  …”

Alberto Olivetti

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